Programma


Neuroscienze empatia e psicodramma - TRADUZIONE SIMULTANEA

Data: 7 Settembre 2019 dalle 16:30 alle 18:15

Tipologia: Simposium

Relatori: Maria Abate, Lorella Algeri, Marco Castiglioni, Laura Consolati, Pier Francesco Ferrari, Alberto Ghilardi


Chairmen: Laura Consolati - Marco Castiglioni


Maria Abate (Italia) -

L’esperienza soggettiva del paziente alla Psicoterapia Psicodrammatica -


Per questo lavoro è stato chiesto a 15 pazienti depressi adulti, in cura con psicoterapia psicodrammatica, di riferire i loro vissuti e la loro esperienza soggettiva al trattamento fornito mediante la somministrazione della H.A.T. _ 3.1 (Helpful Aspects of Therapy form) dopo ogni sessione di psicodramma e della Client Change Interview (CCI) al termine dell’intero ciclo di psicoterapia psicodrammatica.
La somministrazione della HAT ai pazienti ha permesso di identificare quali siano stati gli aspetti soggettivamente utili. Tra questi i più rilevanti sono stati: l’importanza dell’incontro con il gruppo, la condivisione emotiva/di sentimenti (tele), l’importanza di trovare nuove ed efficaci risposte a vecchie problematiche e/o risposte efficaci davanti a nuove ed inaspettate situazioni.
I maggiori cambiamenti identificati alla CCI al termine del ciclo di Psicoterapia Psicodrammatica sono stati il miglioramento del tono dell’umore, dell’ansia e del ritmo sonno-veglia, ma anche il riconoscimento della propria capacità creativa, della spontaneità, il miglioramento delle relazioni interpersonali, della sicurezza di sé, delle abilità sociali, della consapevolezza, una maggiore attivazione e la riscoperta di relazioni empatiche.
In Psicoterapia Psicodrammatica una buona esperienza soggettiva è correlata positivamente all’alleanza terapeutica “nel e con” il gruppo che è agente e luogo di.


Lorella Algeri (Italia)

Neuroscienze e psicoterapia: integrazioni possibili -

A partire dagli anni ottanta la ricerca neuroscientifica ha consentito di migliorare significativamente le conoscenze sul funzionamento del cervello  delineando una sempre maggior connessione tra lo psichico e il biologico. Tale progresso sembra oggi aprile possibilità per il superamento della dicotomia mente/cervello e un  dialogo tra psicoanalisi e neuroscienze che deve essere inteso  come confronto e non come incorporazione, Integrazione, reciproco apporto alla conoscenza delle funzioni della mente;  reciproco rispetto dei limiti metodologici ed epistemologici di ciascuna disciplina. I campi  di dialogo tra neuroscienze e Psicoanalisi includono lo studio delle emozioni, i diversi sistemi di memoria, il sonno e il suo rapporti con il sogno,il comportamento del feto e i suoi rapporti con lo sviluppo del sistema nervoso, l’empatia e l’analisi delle questioni legate alla scoperta dei neuroni specchio.


Pierfrancesco Ferrari (Italia)

L’empatia: origini evolutive e basi neurali -

Nella definizione di Empatia, intesa come la capacità di capire e condividere gli stati interni (siano essi rappresentazioni di emozioni o di stati mentali) degli altri individui, sono compresi fenomeni multidimensionali, non necessariamente legati tra loro da medesimi meccanismi regolativi. Spesso la parola Empatia è utilizzata per indicare comportamenti diversi tra loro, come il contagio emotivo, la comprensione delle emozioni ed intenzioni altrui, l’altruismo, etc..

Nelle neuroscienze cognitive e in psicologia si distinguono due diversi livelli dell’empatia. Il primo riguarda le manifestazioni subconscie dell’organismo basate sulla condivisione di stati emotivi, in cui gli aspetti principali che caratterizzano la risposta empatica sono la sincronia corporea e la risonanza motoria. La dimensione corporea implica sia una corrispondenza temporale (contingenza) dei comportamenti espressi dai singoli individui, sia una corrispondenza nella forma dei comportamenti espressi (ad es. nei comportamenti di contagio emotivo o di mimica facciale, come nel caso in cui il sorriso o lo sbadiglio inducono nell’osservatore una medesima risposta). Quando vengono a mancare gli elementi della sincronia e/o della risonanza motoria, si riducono anche gli effetti che normalmente questi producono sulla dimensione affettiva.

Un secondo livello di empatia riguarda invece una dimensione più cognitiva, che non implica necessariamente una condivisione degli stati affettivi. Una persona può sentire chiaramente un forte senso di empatia nei confronti di un altro senza necessariamente provare le stesse emozioni e sensazioni. Questa dimensione dell’empatia non deve essere vista necessariamente come negativa, per esempio, nella vita quotidiana ci permette di agire in contesti in cui la sofferenza altrui potrebbe inibire od ostacolare quei comportamenti di aiuto che sono chiara espressione di empatia. Questi due livelli dell’empatia, sebbene così diversi, anche da un punto di vista dei meccanismi neurali, possono in realtà influenzarsi a vicenda. 

Secondo alcuni modelli neurobiologici ed evoluzionistici, la dimensione corporea dell’empatia è la prima a emergere nel corso dell’ontogenesi ed è anche quella che è presente in molti animali oltre all’uomo. La dimensione cognitiva invece potrebbe essere quella responsabile di alcune forme più complesse di comportamenti altruistici e prosociali, ed è presente probabilmente in alcune scimmie antropomorfe (es. scimpanzé), oltre che nell’uomo. Tuttavia, negli ultimi anni alcuni studi hanno dimostrato che altri animali (ad es. delfini, elefanti, canidi e perfino i ratti) potrebbero aver evoluto una forma rudimentale di questa forma d’empatia. Le radici evolutive dell’empatia si dovrebbero quindi ricercare in quelle specie caratterizzate da complesse e stabili relazioni sociali, da un periodo relativamente lungo di sviluppo ed elaborate cure parentali.

Da un punto di vista neurologico gli studi sui primati non umani hanno dimostrato l’esistenza di circuiti dedicati nella corteccia motoria che sono coinvolti nella codifica delle azioni ed emozioni altrui. Alcuni di questi neuroni, i neuroni specchio, rappresentano infatti un substrato neurale in cui l’osservazione di un azione/emozione attiva delle rappresentazioni motorie condivise. Questi circuiti possono anche coinvolgere aree del sistema limbico (un sistema coinvolto nella codifica e coordinazione delle risposte emozionali) come l’insula, il cingolo anteriore e l’amigdala, suggerendo che durante un’interazione sociale il cervello elabora l’informazione non solo in termini sensorimotori, ma anche affettivi/emozionali. 

La presenza di un sistema specchio alla nascita e la sua plasticità suggeriscono che questi meccanismi siano filogeneticamente antichi e che si sono probabilmente evoluti all’interno della relazione tra madre e bambino. La possibilità di attivare delle rappresentazioni condivise (corporee ed affettive) è probabilmente uno dei meccanismi fondamentali dell’intersoggettività, critico per l’emergere dell’empatia.  

La centralità del corpo nella relazione, a partire dalla prime interazioni, ha delle implicazioni dal punto di vista non solo neurologico, ma anche clinico. Infatti, la necessità di un’intima relazione affettiva/corporea nella formazione dei circuiti che caratterizzano il cervello sociale indica l’esistenza di una ‘programmazione’ del processo di sviluppo del sistema emozionale attraverso un sistema regolatorio basato sulla partecipazione condivisa all’emozione dell’altro.


Alberto Ghilardi (Italia)

Comunicazione e inconscio nella struttura del gruppo -

L’integrazione tra gli studi di Psicologia sociale e di Psicoanalisi hanno mostrato l’esistenza di uno spazio intermedio significativo di esperienza tra il singolo ed il collettivo: lo spazio del microsociale.

Tale spazio può trovare espressione nel piccolo gruppo (8-12 unità) quando strutturato come cornice organizzata di lavoro, che permette, al proprio interno, di introdurre e rielaborare, attraverso la reciproca intersoggettività, esperienze e vissuti attuali in vista dell’apprendimento e del cambiamento. In tale accezione il gruppo può divenire uno strumento terapeutico rivolto non solo alle diverse tipologie di pazienti che chiedono una consultazione, ma anche alle organizzazioni e alle istituzioni. L’interazione in gruppo si costruisce nei termini di una percezione interpersonale, dove il rapporto comunicativo tra i membri avviene per via diretta, in una situazione osservabile da tutti i componenti ed è mediata da interazioni percettive reciproche. L’immediatezza comunicativa produce immediatamente degli effetti nella mente di chi riceve e nella mente di chi invia la comunicazione e l’interazione diretta si caratterizza per una reciprocità di attese e di vissuti, in quanto i componenti del gruppo possono sentire o immaginare di sentire quello che sentono gli altri. Secondo la Psicoanalisi ciò avviene attraverso un processo identificativo e controidentificativo, uno scambio a due vie nei termini dell’uso intercomunicativo di meccanismi proiettivi ed introiettivi. Attraverso il meccanismo delle proiezioni e delle introiezioni, il gruppo è il luogo in cui intrapsichico e intersoggettivo giocano un influenzamento reciproco Di conseguenza nell’interazione di gruppo, grazie alla proiezione e all’introiezione, gli altri finiscono per essere ciò che producono nella mente dei loro interlocutori.

 

Who shall survive?
IAGP International Psychodrama Conference 2019

4/9/2019 - 8/9/2019, Iseo (BS) - Italy

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Gentile Partecipante, vogliamo darti alcune informazioni circa la prossima 2nd IAGP Psychodrama Conference e 8th Psychodrama Congress. Alla registrazione ti verrà consegnata una borsa con i materiali della Conference e un badge personalizzato, che ti chiediamo di indossare sempre all’interno dell’istituto. PRE-CONFERENCE Se sei iscritto alla Pre-Conference la tua registrazione avverrà direttamente di fronte alla […]

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